“Risveglio autunnale a S. Pietro” di Rosalba Ferramosca

Indistinta, sullo sfondo,
nella nebbia azzurrina dell’alba
intravedo la Masua,
ondulata, misteriosa, invitante.
Fra le balze collinari, più in basso,
occhi d’oro tra il verde,
qualche luce nasconde i bagliori.
Indovino la vita nelle case,
bianchi, sparsi cubetti
come dadi del gioco di un mago
su una vaga scacchiera.
Più vicini, orgogliosi,
scuri abeti, alti cipressi,
vecchi tetti comignoli snelli,
sentinelle della notte,
ora attendono ansiosi la luce.
Qui di fronte, posso quasi toccarle,
rassegnate le viti,
incuranti del sole ...

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“Settembre in Valpolicella” di Rosalba Ferramosca

Trattengono il sole
le verdi colline,
i vigneti sugli ondulati pendii,
le concave piane in Valpolicella.
Nebbiosa la luce si appoggia
sui pampini,sui grappoli ancora rigonfi,
sui sarmenti sazi di linfa.
C’è un senso di attesa nell’aria,
urgente un invito
a compiere l’opra,
concludere il rito vitale.
Al di là della bruma
spia, nascosto, l’Autunno,
ansioso di alcoolica ebbrezza.

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“Chi raccoglie le nostre preghiere” di Luciano Celotti

Signore, Tu devi esistere per forza,
altrimenti chi raccoglie le nostre
preghiere, le nostre stanchezze,
il nostro dolore che mal sopportiamo?
Anche se il nostro cuore,
la nostra mente, il nostro bisogno,
la nostra disperata esistenza
Ti avesse inventato per compensare
la nostra arrogante impotenza,
ora Tu esisti per forza:
se non c’eri prima di noi,
ora ci sei, esisti davvero.
Altrimenti chi raccoglie
le nostre preghiere?
Abbiamo forse costruito
cattedrali imponenti in tuo Nome
soltanto per soddisfare il nostro
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“Un Cristo sporco de carbòn” di Luciano Celotti

(In memoria di Giuseppe Corso
morto a Marcinelle l’8 agosto 1956)

In quel bùso fondo e scuro,
dove a respirar se sbossegava
par via che l’aria l’era invelenà,
t’è portado la tò Croce sotobrasso
rumegando in pressia na preghiera
che la servisse a darte quel coraio
che forse a òlte te mancava.
I t’à pagado ogni colpo de picòn
co’ na montagna d’oro falso
e con un pan amaro e sensa sal.
In quel bùso pèso de l’inferno
t’è tegnudo bota ...

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